LE NOTIZIE


Società: sequestri ex 231 con meno limiti
Cassazione Penale, sentenza pubblicata il 6 ottobre 2014 Il sequestro “per equivalente” ai sensi del D.Lgs. 231 può essere disposto in assenza di gravi indizi di colpevolezza e senza individuare i beni da sottoporre a vincolo. È quanto si apprende dalla sentenza 6 settembre 2014 n. 41435 della Corte di Cassazione – Seconda Sezione Penale. I giudici di vertice hanno ritenuto meritevole di rigetto il ricorso proposto da quattro Associazioni i cui legali rappresentanti sono stati accusati del reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (ex art. 640-bis C.P.). In tema di responsabilità da reato degli enti e delle persone giuridiche, la Suprema Corte ha affermato che il decreto di sequestro preventivo, finalizzato alla confisca per equivalente, del profitto del reato presupposto non deve contenere l'indicazione specifica dei beni che devono essere sottoposti al vincolo, potendo procedere alla loro individuazione anche la polizia giudiziaria in sede di esecuzione del provvedimento. Il detto decreto deve invece indicare la somma sino a concorrenza della quale il sequestro deve essere eseguito. La Seconda Sezione Penale prende così le distanze dal diverso orientamento interpretativo (Cass. Sez. 3, n. 31741/2013) che, a suo giudizio, non considera che, stante la natura della confisca per equivalente, “si prescinde dal nesso di pertinenzialità del bene da confiscare”. Sul fronte del fumus del reato presupposto, dal Palazzaccio invece chiariscono che per il sequestro preventivo dei beni di cui è obbligatoria la confisca - quindi, secondo il disposto dell’articolo 19 del D.Lgs. n. 231 del 2001, dei beni che costituiscono prezzo e profitto del reato - non occorre la prova della sussistenza degli indizi di colpevolezza, né la loro gravità né il “periculum” richiesto per il sequestro preventivo di cui all’articolo 321, comma 1, del codice di procedura penale, “essendo sufficiente – scrivono i supremi giudici - accertare in astratto la configurabilità del reato, in questo caso della truffa per l’indebita percezione di erogazioni pubbliche. Il diverso orientamento interpretativo (Cass. Sez. 2, 16.2.2006 n. 9829) si fonda su interpretazione estensiva del dettato normativo ed addebita al legislatore delegato di avere mutuato criteri propri del sistema processuale penale in tema di sequestro preventivo. Vero è che la confisca disposta dal Decreto Legislativo in esame costituisce una delle sanzioni a carico degli enti, ma il legislatore, nel disciplinare le misure cautelari a carico degli stessi, ha richiesto la verifica dei gravi indizi di responsabilità solo per le misure interdittive cautelari e non per il sequestro preventivo finalizzato alla confisca”. Alle Associazioni ricorrenti non resta che pagare le spese processuali.
07/10/2014 Fonte: FISCAL FOCUS


Rate condominiali. Bonifico non obbligatorio sotto mille euro
La “Riforma del condominio” (Legge 20 dell’11/12/2012), entrata in vigore dal 18 giugno 2013, è composta da 32 articoli e affronta tra le tematiche più indicative quelle di carattere finanziario relative al conto corrente condominiale per l’amministrazione delle spese comuni. Dal 18 giugno 2013, infatti, ogni somma che afferisce all’amministrazione del Condominio deve transitare dal conto corrente che dev’essere necessariamente intestato al Condominio stesso e non più al suo amministratore. La norma vuole garantire la tracciabilità dei movimenti condominiali e consentire un’attività di controllo sull’operato dell’amministratore da parte del singolo condomino e/o dell’assemblea, consentendo gli opportuni riscontri grazie all’accesso all’estratto conto. Anche se effettivamente la legge non preclude la possibilità dell’amministratore di continuare a incassare le quote condominiali in contanti, va osservato come una tale ipotesi costituirebbe di fatto un’elusione dello scopo del Legislatore. Se l’amministratore continua a incassare in contanti per diversi condomini e solo successivamente versa le somme sul c/c condominiale, non consente più la tracciabilità, atteso che il versamento risulta cumulativo, a nome dell’amministratore e non più riconducibile ai singoli condomini. Inoltre eventuali versamenti in contanti da parte dell’amministratore sul conto corrente condominiale potrebbero integrare ipotesi di “confusione patrimoniale” tra lo stato proprio e quello del condominio, quale causa di revoca dell’amministratore stesso. Infine, eventuali suoi versamenti darebbero luogo ad anticipazioni e pure documentate, salvo prova contraria. Pertanto, per quanto la normativa possa essere oggetto di discussione, mira ad evitare contenziosi, liti e confusioni, concedendo la possibilità di fare un controllo analitico di tutte le operazioni e facendo emergere tutte le transazioni fatte dal condomino con terzi fornitori. A interpretare la norma è stato chiamato il Ministero dell’Economia e delle Finanze su interrogazione del viceministro Luigi Cassero. Il Mef per spiegare l’art. 1129, comma 7 del codice civile e cosa significhi “le somme devono necessariamente transitare sul conto”, si rifà alla circolare del 5 febbraio 2014 sulla tracciabilità dei canoni di locazione. In quella sede infatti la questione si era sollevata per il problema analogo di utilizzo del contante per il pagamento degli affitti. Il Ministero ha stabilito che sono da prendere in considerazione “solo i pagamenti pari o superiori a mille euro” e ha sconsigliato le movimentazioni di contante eccedenti la soglia perché ritenute pericolose. La circolare del Mef sul pagamento dei canoni di locazione evidenzia anche che sotto la soglia dei mille euro la traccia delle transazioni in contante può essere fornita con “una prova documentale, comunque formata, purché chiara, inequivoca e idonea ad attestare la devoluzione di una determinata somma di denaro contante al pagamento del canone di locazione”. Pertanto, a quanto attiene la risposta del Mef, le operazioni sotto soglia non comportano rischio di sanzioni antiriciclaggio, purché si sia in possesso di un documento che attesti con precisione la provenienza e la destinazione dei fondi.
07/10/2014 Fonte: FISCAL FOCUS


Alternatività dell’art-bonus
Rimane sospesa la detrazione ex art 15 lett. h del Tuir Premessa – Con l’introduzione dell’“Art-bonus” a opera del D.L. n. 83/2014, per il periodo indicato dalla norma stessa di operatività del credito d’imposta del 65% e del 50% e al fine di evitare “duplicazioni di beneficio”, la disciplina ordinariamente prevista per le erogazioni liberali dal T.U.I.R. (detrazione IRPEF del 19% e integrale deduzione IRES) rimane sospesa. Art bonus - Con il D.L. 31.5.2014, n. 83, in vigore dall'1.6.2014, relativo a disposizioni per la tutela del patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il rilancio del turismo, sono state approvate diverse agevolazioni di tipo fiscale. Si tratta, in particolare, del c.d. “Art-bonus”, il credito d'imposta per le erogazioni liberali a sostegno della cultura, delle agevolazioni per il settore della produzione cinematografica e audiovisiva, del credito d'imposta per la digitalizzazione degli esercizi ricettivi, nonché del credito d'imposta per la riqualificazione e l'accessibilità delle strutture ricettive con lavori di ristrutturazione edilizia o interventi di eliminazione delle barriere architettoniche. Detrazione - In particolare, l’“Art-bonus” spetta per le erogazioni liberali in denaro effettuate nei 3 periodi d'imposta successivi a quello in corso al 31.12.2013; pertanto, in caso di esercizi coincidenti con l'anno solare, è fruibile per gli anni 2014, 2015 e 2016. Il bonus è costituito da un credito d’imposta pari al 65% (2014 e 2015) e al 50% (2016) delle somme che i contribuenti erogano per le finalità sopra ricordate. Tuir - Ad oggi, l’art. 15, lettera h), del T.U.I.R. (che rimane in vigore, come beneficio “permanente”), prevede una detrazione IRPEF del 19% delle erogazioni liberali in denaro a favore dello Stato, delle regioni e degli altri enti locali territoriali, enti o istituzioni pubbliche, comitati organizzatori appositamente istituiti con decreto del Ministero dei Beni e delle Attività culturali, di fondazioni e associazioni legalmente riconosciute senza scopo di lucro che svolgono o promuovono attività di studio, di ricerca e di documentazione di rilevante valore culturale e artistico o che organizzano e realizzano attività culturali, effettuate in base ad apposita convenzione, per l’acquisto, la manutenzione, la protezione e il restauro delle cose, mobili e immobili, di interesse culturale, nonché le erogazioni effettuate per l’organizzazione di mostre e di esposizioni di rilevante interesse scientifico-culturale delle cose anzidette, e per gli studi e le ricerche eventualmente a tal fine necessari, nonché per ogni altra manifestazione di rilevante interesse scientifico-culturale anche ai fini didattico-promozionali, ivi compresi gli studi, le ricerche, la documentazione e la catalogazione, e le pubblicazioni relative ai beni culturali. Reddito impresa - Un’analoga disposizione agevolativa è prevista, per i soggetti titolari di reddito d’impresa, dall’art. 100, lett. f), dello stesso Testo Unico, con la differenza che per questi è prevista l’integrale deducibilità dal reddito delle erogazioni effettuate. Duplicazione - Con l’introduzione dell’Art-Bonus (art. 1 del D.L. n. 83/2014) per il periodo indicato dalla norma stessa (di operatività del credito d’imposta del 65% e del 50%) e al fine di evitare “duplicazioni di beneficio”, la disciplina ordinariamente prevista per le erogazioni liberali dal T.U.I.R. (detrazioni IRPEF e deduzioni IRES) rimane “congelata”. Deve ritenersi che detto divieto di applicazione riguardi le sole fattispecie che possono (ora) utilizzare il nuovo Art-bonus.
07/10/2014 Fonte: Fiscal focus


VAI ALL'ARCHIVIO NEWS
CHI SIAMO


Lo Studio Clapci, commercialisti e avvocati nasce nel 2005 dalla volontà dei fratelli Davide e Luca, i quali, dopo aver svolto ciascuno il proprio percorso professionale, e dopo una triennale comune esperienza lavorativa presso altro studio che li ha convinti della necessità di lavorare in team, decidono di condividere le proprie professionalità per offrire ai privati ma soprattutto alle imprese, mediante l’integrazione tra professionisti sia in materie economiche che giuridiche, servizi di consulenza ed assistenza integrata. L’obiettivo dello studio è dare risposte che anticipano le richieste della clientela tramite una consulenza ampia e interdisciplinare, così da consolidare il rap...
continua...